Il mappamondo di fra Mauro. GASPARINI LEPORACE, Tullia.
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CODICE PRODOTTO: 105101
- Autore:
GASPARINI LEPORACE, Tullia. - Titolo:
Il mappamondo di fra Mauro. - Comune di Venezia, Settimo centenario della nascita di Marco Polo, 1254-1954. Presentazione di Roberto Almagià.
- Casa Editrice:
Istituto poligrafico dello Stato, Libreria dello Stato, Roma. - Anno:
1956. - Stato di Conservazione:
Molto buono. - Descrizione fisica:
77 p., [49] c. di tav., 52 cm, cofanetto in tela editoriale con titoli oro, custodia editoriale in cartone. - Note:
Edizione numerata di 700 copie (347). Il cofanetto contenente un fascicolo in brochure di pp. 77 - (3) e 48 tavv. num. fototipiche a colori che riproducono il mappamondo, una tavola n.n. in bianco e nero con il quadro d'unione delle tavole e un foglio di acetato che permette, sovrapposto alle tavole di ritrovare le didascalie trascritte nel saggio, grazie alle coordinate che le accompagnano. Piatti incorniciati da un doppio filetto in oro, quello esterno più spesso. Al piatto anteriore un filetto dorato circolare comprende il titolo dell'opera ed al centro il medaglione con il ritratto di Fra Mauro e l'epigrafe Frater Maurus S. Michaelis Moranensis de Venetiis Ordinis Camaldulensis Chosmographus Incomparabilis. Al dorso titolo e note tipografiche in oro. Edizione voluta dal Comune di Venezia per celebrare il settimo centenario della nascita di Marco Polo con il concorso del Ministero della Pubblica Istruzione e della Fondazione Cini di Venezia sotto la cura di Tullia Gasparrini Leporace direttrice della Biblioteca Nazionale Marciana, dov'è conservata la carta. Il mappamondo costituisce il monumento più alto della cartografia medievale, si tratta probabilmente di una copia di quello che venne realizzato dal veneto Fra Mauro su richiesta del re del Portogallo Alfonso cui l'opera venne inviata nel 1459. Sebbene, forse, fosse conservata nel 1779 nel monastero di Alcobaza in Portogallo, ora è perduta. Fra Mauro, era un camaldolese del convento di S. Michele di Murano come recita la legenda della medaglia a lui coeva, riprodotto anche al piatto anteriore. L'autore si trovava nel monastero di S. Michele nel 1439, ma un documento attesta un Frater Maurus de Venetiis nel 1409, nel periodo per il quale non ci sono documenti che lo riguardano, potrebbe essere stato lontano - dimorò nel monasteri di S. Michele a Leme in Istria, dove realizzò una carta dei possedimenti dl monastero - poi nel 1444 è chiamato a far parte della commissione che doveva risolvere il problema della deviazione delle acque dl Brenta. Dal 1448 i registri del monastero ricordano l'acquisto di colori e oro per le sue opere insieme al nome di due collaboratori: Francesco da Cherso e Andrea Bianco, autore quest'ultimo di un atlante nautico del 1436 e di un mappmondo del 1448. Morì prima del 20 ottobre 1459, quando, sempre nei registri del convento, si ricorda che le copie dei mappamondi, dei disegni e delle scritture erano state depositate a S. Giuliano alla Giudecca in una cassa chiusa da lucchetti. Il mappamondo, realizzato a colori su pergamena, ha un contorno leggermente ellittico (m. 1,96 x 1,93) ed è inscritto in un quadrato di m. 2,23: gli spazi rimanenti, agli angoli, sono occupati da lunghe didascalie che contengono le conoscenze dell'epoca in materia geografica e cosmografica; nell'angolo inferiore sinistro è disegnato il paradiso terrestre. Non sono presenti scale metriche, ma sui bordi sono indicati i punti cardinali - l'orientamento della carta è con il sud in alto, come nelle carte arabe - vi sono raffigurati i continenti allora conosciuti. Il mappamondo è oltremodo ricco di didascalie, realizzate dopo il disegno, come mostra le sovrapposizioni, realizzate da due mani diverse: alcune sono realizzate su piccoli pezzetti di pergamena incollate nascondendo forse altre scritte precedenti o coprendo piccoli dettagli, alcune non sono state completate, come se il lavoro non fosse stato terminato. Per una datazione più precisa dell'opera è stato segnalato che Fra Mauro, nelle didascalie, ignora la caduta di Costantinopoli nel 1453. Al verso della tavola sulla quale è incollata la pergamena si legge comunque "MCCCCLX Adì XXV Avosto fo complido questo lavor".

