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Villa Sabina di Orazio. [GALVAGNI di Dio Giovanni - VANNETTI, Clementino - VILLA SABINA].

  • Villa Sabina di Orazio.
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[GALVAGNI di Dio Giovanni - VANNETTI, Clementino - VILLA SABINA].
Villa Sabina di Orazio.
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    61894
  • Autore:
    [GALVAGNI di Dio Giovanni - VANNETTI, Clementino - VILLA SABINA].
  • Titolo:
    Villa Sabina di Orazio.
  • Villam. sabinam. Q. Horatii. Flacci. Quam, Clementinus Vannettius Eandem. Ioannes. Galvanius. Rovboretanus. AB. SE. Caelo Expressam ex. Poltae. Carminibus. Pinxit Versibusque. Descripsit Honori. Andreae Rubbii. Bonarum. Artium. Aestimatoris.
  • Casa Editrice:
    Xaverium. Bettinellium V. Cl, Venetiis.
  • Anno:
    MDCCXC, [1790].
  • Stato di Conservazione:
    Buono, ordinari segni d'uso e del tempo.
  • Descrizione fisica:
    Incisione su rame di cm 40,9x53,6
  • Note:
    Giovanni di Dio Galvagni nacque a Isera, nei pressi di Rovereto, l'8 marzo 1763 da una famiglia benestante di antica origine. Il suo ingegno poliedrico lo portò ad essere artista, letterato, maestro del disegno e anche architetto teorico. Il suo talento fu scoperto già in giovane età dall'intellettuale roveretano Clementino Vannetti, che lo accolse sotto la sua protezione. Grazie agli aiuti ed alle conoscenze altolocate del nobile amico, il giovane Galvagni poté sostenere la sua formazione prima a Verona e poi a Venezia, cimentandosi, oltre che nella pittura, nell'incisione all'acquaforte. Nella città scaligera venne a contatto con la bottega di Andrea Porta (1719-1805), la cui attività si concentrava principalmente sulla realizzazione di tele ed affreschi che raffiguravano paesaggi arcadici e scene campestri, in cui la realtà urbana appariva solo marginalmente. Tali opere colpirono profondamente l'immaginazione del giovane pittore, tanto da influenzarne lo stile e la futura produzione artistica. Nel 1791 Galvagni fece definitivamente ritorno a sera e si stabilì nella casa paterna dove si dedicò all'attività di pittore, decoratore e incisore. Tra le sue opere più importanti si ricordano le decorazioni del suo studio e dell'appartamento del fratello Luigi al secondo piano della casa di famiglia, quelle di palazzo Fedrigotti, sede del Comune di Isera e quelle della palazzina dei baroni Pizzini, sempre a Isera. A queste si accostano una tempera all'interno del settecentesco palazzo Colle-Masotti ed il ciclo decorativo del salone di palazzo Betta-Grillo a Rovereto. In tutti i dipinti di Galvagni le azioni rappresentate si svolgono in una suggestiva dimensione atemporale, incantata, immersa tra dolcezze arcadiche e calma neoclassica. Le piccole figure umane e di animali sono rappresentate con una notevole attenzione ma sottotono, ed accentuano la predominanza assoluta del paesaggio sulla vicenda, sia essa storica, mitica o biblica. A seguito della morte improvvisa dell'amico Vannetti, avvenuta il 13 marzo 1795, oltre che un importante supporto morale, a Galvagni venne a mancare un concreto sostegno economico. Questo doloroso e inaspettato evento lo costrinse a contare solamente sulle sue risorse personali e lo portò ad intraprendere senza più esitazioni un differente percorso professionale. Nel 1798 Galvagni fu nominato pubblico maestro presso la Scuola normale di Rovereto, dove si dedicò con passione all'insegnamento del disegno, dei fondamenti di geometria e di architettura. Tra gli allievi che frequentarono le sue lezioni si possono annoverare Domenico Udine e Giuseppe Craffonara, che divennero poi due tra i maggiori pittori del panorama artistico trentino del primo Ottocento, Pietro Andreis, valido incisore ed architetto, che gli subentrò nell'insegnamento, e Antonio Rosmini. L'ufficio didattico e le ampie conoscenze in campo artistico gli consentirono di rivestire rilevanti ruoli pubblici e di accedere ad importanti istituzioni culturali. Infatti Galvagni fu chiamato a far parte della "Deputazione al pubblico Ornato di Rovereto", istituita il 16 marzo 1811, assieme ad Ambrogio Rosmini e ad altri eruditi. Nel 1812 fu invece nominato membro della riaperta Accademia roveretana degli Agiati. Galvagni si spense improvvisamente, destando viva emozione e cordoglio, nel 1819 dopo una breve malattia nella sua casa della contrada di Valbusa a Rovereto. Per maggiori informazioni si suggerisce il testo di Lucio Franchini dal titolo "Giovanni di Dio Galvagni 1763-1819"
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